nov
09-11

Il sospiro di sollievo mancato

Posted in Crisi, Economia, Politica

Dovrei fare un sospiro di sollievo.

Questa mattina mi chiedevo perché non ero così contento delle annunciate dimissioni di Berlusconi, la risposta è semplice: per quanto mi faccia piacere che il personaggio in questione non sarà più Presidente del Consiglio, continuo a pensare che le alternative siano deludenti.

Intendiamoci, chiunque (o quasi) è meglio di lui, ma il nocciolo della questione è un’altra, il paese sta andando alla deriva e lo schema di pensiero dei politici rimane quello di sempre. Fatto di affari, appoggi ai grandi gruppi economici e oggi, finalmente palesato, ricattato dal sistema economico nei confronti della cosiddetta sovranità popolare.
Le indicazioni della BCE delle manovre anticrisi hanno un solo scopo, risolvere i problemi delle banche e degli Stati europei che non vogliono pagare pegno. Se questo può anche essere giusto da una parte, dall’altra significa consegnare il paese in mano a chi non ha nessun interesse nei confronti della popolazione che lo abita. Tra le domande che sono state scritte da Olli Rehn nella lettera di ieri a Tremonti, mi ha particolarmente colpito questa:

“Potreste spiegarci quali riforme volete adottare nel settore dell’acqua nonostante il recente referendum?”.

In pratica viene chiesto al governo italiano come intende aggirare le indicazioni del referendum!

La vera rivoluzione del sistema Italia sarebbe una nuova politica che metta fine alla parola crescita, è un concetto così semplice che non sarebbe neanche sensato spiegarlo, ma detto in parole semplici è:

“Il candidato spieghi come avere un’economia in costante crescita, praticamente infinita, in un mondo finito. Risposta: Non è possibile!”.

Sarebbe bello avere un classe politica che incominci gradualmente a rinunciare all’emissione di bond di qualsiasi tipo, in modo che nei prossimi 50 anni (è comunque tardi) ci possiamo trovare a non doverne più emettere, per non essere più ricattabili. Il costo di una scelta di questo tipo è altissimo, significa rinunciare a buona parte del tenore di vita di cui oggi godiamo (a spese, oggi, di chi un tenore di vita proprio non ce l’ha). Sarebbe comunque una scelta saggia perché gradualmente si potrebbe passare da una vita insostenibile ad una vita sostenibile, ma quale popolo è pronto a rinunciare a quello che oggi ha, in cambio di un futuro per i propri figli in cui tutti possano almeno avere qualcosa. La psicologia umana non funziona in questo modo. Vede l’oggi e spera nel miglioramento di domani, sempre, nonostante le nuvole nere all’orizzonte. In sostanza siamo dei dementi che vanno verso la morte sorridendo e sperando di non morire.

A breve termine credo che vedremo sempre meno potere da parte della democrazia e sempre più potere economico che salva sé stesso e i suoi fautori. Nel prossimo futuro tutta questa incertezza probabilmente porterà a guerre, tra poveri e molto poveri, guidate come sempre da un’oligarchia che guarderà, speculerà, guadagnerà e mai verrà coinvolta.

Il risultato (dopo tutti i morti) sarà una vita senza dubbio più semplice, meno ricca, con risorse per nulla scontate e molto più fragile, che sarebbe il risultato (eccetto per la fragilità) che otterremmo con una politica sensata e lungimirante, ma che non avrà mai un consenso popolare tale da essere applicata.
Oggi esiste un movimento che ha questi obbiettivi, ovviamente parlo del Movimento 5 Stelle, ma pretendere che gli Italiani non vadano più in vacanza con l’auto, che rinuncino all’auto, che non possano fare il cazzo che pare loro, perché sono sempre gli altri che lo devono fare, è la ragione per la quale un Presidente del Consiglio a 5 Stelle non esisterà mai.

Ed è la ragione per la quale i nostri figli, domani, ci accuseranno di avere fame senza che si possa dare loro da mangiare perché rinunciare al nostro SUV da 8 km/litro venti anni prima non ci sembrava giusto.