Steve Jobs è morto, stanotte. I commenti su Internet si sprecano, quindi aggiungo il mio.
La storia di quest’uomo è la storia di una religione che rispecchia perfettamente i tempi che viviamo. L’uomo di per sé è stato sicuramente brillante, a tratti geniale. Ha anche fallito in molte occasioni.
Oggi è stato paragonato a personaggi improbabili come Galileo Galilei (su twitter), alcuni lo definiscono la persona che ha cambiato loro la vita.
La vera forza di Jobs è stata un’altra, è stato in grado di creare intorno a sé un gruppo di persone che si sono sentite speciali, privilegiate, diverse, solamente perché hanno comprato i suoi prodotti. La sua forza è stata la manipolazione magistrale tramite il marketing.
Già il marketing. Steve Jobs era un venditore, forse il migliore che sia mai esistito, ma semplicemente un venditore, con idee grandiose, con una visione sul futuro tecnologico avanzatissima; ma perdersi in lutti nei confronti di una fornitore è sostanzialmente patetico, è la dimostrazione di come oggi l’umanità riesca a pensare a sé stessa più come consumatrice che ideatrice, un’umanità che si riconosce in una coscienza dell’avere al di là di ogni ideale. Cosa differenzia il compratore / cliente / adepto dell’Apple dal compratore di SUV?. Come se l’oggetto ti permettesse di distinguerti dagli altri, come se la macchina che guidi ti distinguesse dal tuo essere stronzo / educato / arrogante / comprensivo.
Ieri è morto un uomo, solo quello. Bravo in determinate attività, un uomo che viene incensato per le sue creazioni, a cui si danno dei meriti per un’evidenza pubblica che nulla ci dice del suo privato. E’ morta una brava persona, è morta una persona illuminata, saggia? Non lo sappiamo, ma per alcuni è morto un Dio, che ha permesso loro di telefonare usando un dito invece di una tastiera. Se questa è la summa di un’umanità che consuma il nostro pianeta anno dopo anno (me compreso) , credo che la morte di Jobs sia utilissima per riflettere su cosa siamo diventati e su cosa diventeremo.
Una sua citazione: “… questa roba [la tecnologia] non cambia il mondo. Davvero. Nasciamo, viviamo per un breve istante e moriamo. Succede da un pezzo” (Wired, 1996).
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cacchio… è stato come leggere uno dei “buongiorno” di gramellini su la stampa… sono cose che pensi e che vorresti dire ma ti manca sempre qualcosa per chiudere il cerchio, ed invece…
bravo, e grazie per “avermi spiegato come la penso”
CIAU
Forse, per quella parte di melofili dei tempi della iPhilosphy, forse. Condivisibile. Per chi è antrato a 14 anni nel mondo dei computer, con un Apple II, no. Noi, da allora, da sempre, siamo quelli che, orgogliosamente, thinking different. Siamo stati i replicanti destinati all’estinzione in un mondo oscuro e piovoso in cui un Deckard qualunque può eliminarti perchè sfuggi al controllo, non stai nei ranghi, sei più bello, più forte, più abile. Diverso. Migliore. Certo, estendere a tutti il concetto di aristocrazia, di élite, è imbastardimento. Si chiama democrazia. Ed è uno dei motivi per cui ora molti lo piangono: grazie ad iPod, iPad, iPhone, tantissimi si sentono migliori, capaci di usare la tecnologia migliore senza sforzo, senza fatica, Paradossalmente, è la massima espressione dell’utopia open source e free software, pur essendone l’antipodo. Se fossimo ancora a \root…beh, saremmo ancora ad Apple II e gli altri condannati al perpetuo ctrl alt canc
@fabiopanicco: grazie, ma non esagerare.
@Luca: thinking different è uno slogan commerciale, che per contrapposizione nella vita reale, sarebbe proprio il principio di non comprare nulla. A quel punto ti adegui allo slogan, senza adeguarti ai prodotti di un’azienda, cioè non li compri (o se li compri perché ti servono, non pensi di “pensare differente”, semplicemente ti rendi conto che probabilmente hai acquistato quello che ritenevi fossero i migliori prodotti in circolazione).
Sentirsi migliori per via degli acquisti che si fanno, ieri come oggi, è una di quelle pochezze psicologiche tipiche della società dei consumi.