Un amico subito dopo le elezioni mi ha scritto:
“Voglio un paese vero, voglio vivere in una nazione seria, voglio che le mie tasse servano a pagare persone serie che amministrino con coscienza la nazione.
Voglio le dimissioni di tutti i leader della sinistra, perchè se han vinto il confronto elettorale con uno scarto ridicolo han fallito il loro compito, dal momento che si confrontavano con il disastro di un governo che ha mandato a picco il paese legiferando dissennattamente per il suo capo e metà del paese pensa ancora che vada tutto bene.
Voglio le dimissioni di tutti i leader della destra, perchè han perso le elezioni soprattutto grazie alla legge elettorale attuata per sfavorire gli avversari e dopo aver perso propongono un’alleanza di governo a quelli che fino al giorno prima han chiamato coglioni e gente del genere non merita che d’andare a casa.
Voglio una nuova classe politica, possibilmente non guidata da un comico genovese che raccoglie più consensi del papa, da un premio nobel prossimo agli ottant’anni, da un piduista inventato imprenditore dai socialisti di Craxi che dà dei “turisti della democrazia” ai deputati europei e poi non accetta il risultato delle elezioni democratiche, queste ultime sotto la responsabilità di un ministro dell’interno che qualche anno fa garantì al parlamento che il Banco Ambrosiano aveva i conti a posto e lo stato e correntisti ci rimisero miliardi.
Voglio un paese in cui gli imprenditori rischino i loro soldi, come succede nel sistema capitalistico, e non si fanno pagare socialmente le perdite dallo stato per poi mettere in tasca i profitti o che annunciano 3000 esuberi mentre sponsorizzano le olimpiadi con 5000 automobili.
Voglio “l’erba voglio”, che non cresce nemmeno nel giardino del re, tanto, a questo punto, posso volere ciò che mi pare, tanto…”
…non potevo che pubblicarlo.