Alessandro Longo dopo aver giocato alla strage di Columbine, difende l’opera e ne risalta gli aspetti riflessivi, affermando, nella conclusione, che prima o poi il grande pubblico capirà che interpretando un cattivo del videogioco non si vuole assolutamente istigare alla violenza.
Malauguratamente Alessandro non fa i conti con il martellamento mediatico televisivo e non, che si sta verificando negli ultimi anni. Se fate attenzione, infatti, alcune serie televisive e film, associano frequentemente la natura delinquenziale a videogiochi di natura violenta. Lo si può notare ad esempio in alcuni episodi di Veronica Mars e in alcuni film (l’ultimo visto è Dirty), con un meccanismo molto simile a quello dell’associazione, oramai comune, tra fumatore e cattivo nei film di Hollywood.
Per questa ragione ritengo che la previsione di Alessandro, per quanto auspicabile, sia ingenuamente erronea e basata sull’assioma che la gente sia abbastanza intelligente da avere capacità propria di interpretazione.
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